Il 22 giugno 1694, Re Vittorio
Amedeo II dichiarò Nicolino (Nichelino) e zone
limitrofe, territorio unico e staccato da
Moncalieri.
Nasceva così
il "Feudo di Nichelino",
assegnato - per diecimila ducati d'argento - al
Conte Niccolò Manfredi Occelli, con diritto all'uso
di armi, sigilli e relativo titolo nobiliare (Conti
di Nichelino).
La Regia Patente
stabiliva confini (dal fiume Sangone alla strada che
conduce a Vinovo e dalla medesima strada sino a
Stupinigi, Candiolo e Vinovo) e territorio (le
Borgate Palazzo e Nichelino, le grandi cascine S.
Quirico, Buffa, Vernea, Palazzetto, Colombetto e
Pallavicina).
Si concludeva, in questo modo,
una guerra intestina - per il dominio sul territorio
- fra la famiglia Occelli e gli Umoglio (conti della
Vernea e di Pramollo).
Grazie al denaro, perciò, gli
Occelli risolsero a loro favore la disputa,
ottenendo il feudo, il titolo e l'esercizio di
alcuni diritti fondamentali (amministrazione,
giustizia, tributi, ecc...).
Nichelino contava, all'epoca,
quasi 400 abitanti, legati profondamente alla
religione, dediti soprattutto all'agricoltura (le
acque del Sangone rendevano particolarmente fertili
i terreni) e con qualche attività classica delle
comunità (macellaio, oste, fabbro, ecc...).
Rilevanza aveva anche la
gelsicoltura, legata alla tipica tradizione
piemontese della produzione di seta.
La situazione
politico-militare era piuttosto incandescente: il
trattato tra Italia, Francia e Spagna non aveva
affatto riportato la calma nell'area piemontese.
Nel 1706 Torino fu assediata
dai francesi; Nichelino inviò perciò in aiuto ai
Savoia, uomini e mezzi; il territorio fu invaso dal
nemico, gli abitanti abbandonarono le case ed
implorarono l'aiuto di San Matteo per respingere
l'assedio (21 settembre 1706).
Placatisi i venti di guerra,
gli Occelli - in cambio della fedeltà mostrata -
ottennero il diritto di nominare i Sindaci.
Niccolò Manfredi
Occelli morì nel 1742; suo figlio Giacomo
Luigi si disinteressò del territorio nichelinese e
spostò la residenza di famiglia sulla collina
moncalierese.
Fu proprio nella seconda metà
del '700, con gli "Ordinati" (le delibere di oggi),
che Nichelino subì la prima vera trasformazione:
furono organizzate le pattuglie di vigilanza
sull'ordine pubblico (fece scalpore l'arresto del
noto bandito Brando), venne edificata una nuova
chiesa, fu regolata la distribuzione dell'acqua e si
istituì un servizio di assistenza per i meno
abbienti.
Alla fine del '700, fallito
l'armistizio di Cherasco (1796), Nichelino - come
tutto il resto del Piemonte - finì nelle mani dei
francesi.
La nuova situazione determinò
la costituzione della Guardia Nazionale, l'adozione
del sistema metrico decimale, l'abolizione degli
ordini religiosi e del calendario repubblicano.
Con il ritorno del Re (1814) e
la conseguente abrogazione delle leggi francesi,
Nichelino vide - nel 1824 - l'insediamento della
prima stazione dei Carabinieri (l'arma era stata
istituita il 13 luglio 1814 da Re Vittorio Emanuele
I).
L'ottocento fu un secolo
fondamentale per la storia d'Italia ed anche
Nichelino risentÍ profondamente nei notevoli
mutamenti politici, sociali ed economici. Proprio in
quegli anni vennero edificate due scuole, la nuova
chiesa parrocchiale e la nuova Casa Comunale
(progettata da Amedeo Peyron).
Vennero migliorate le vie di
comunicazione stradale, fu costruita la stazione
ferroviaria ed il 27 luglio 1854 transitò il primo
treno.
A quell'epoca si contavano
quasi 1700 abitanti